Giovedì, 18 Agosto 2005 - Sant'Elena, imperatrice  

I FIORETTI
Capitolo I
Capitolo II
Capitolo III
Capitolo IV
Capitolo V
Capitolo VI
Capitolo VII 
Capitolo VIII
Capitolo IX 
Capitolo X
Capitolo XI 
Capitolo XII
Capitolo XIII 
Capitolo XIV 
Capitolo XV 
Capitolo XVI 
Capitolo XVII 
Capitolo XVIII 
Capitolo XIX 
Capitolo XX 
Capitolo XXI 
Capitolo XXII 
Capitolo XXIII 
Capitolo XXIV 
Capitolo XXV 
Capitolo XXVI 
Capitolo XXVII 
Capitolo XXVIII 
Capitolo XIX 
Capitolo XXX 
Capitolo XXXI 
Capitolo XXXII 
Capitolo XXXIII 
Capitolo XXXIV 
Capitolo XXXV 
Capitolo XXXVI 
Capitolo XXXVII 
Capitolo XXXVIII 
Capitolo XXXIX 
Capitolo XL 
Capitolo XLI 
Capitolo XLII 
Capitolo XLIII 
Capitolo XLIV 
Capitolo XLV 
Capitolo XLVI 
Capitolo XLVII 
Capitolo XLVIII 
Capitolo XLIX 
Capitolo L 
Capitolo LI 
Capitolo LII 
Capitolo LIII 
Fioretti: CAPITOLO LII

CAPITOLO LII

Della visione di frate Giovanni della Vernia,
dove egli conobbe tutto l'ordine della santa Trinità.

Il sopraddetto frate Giovanni della Vernia, imperò che perfettamente aveva annegato ogni diletto e consolazione mondana e temporale, e in Dio aveva posto tutto il suo diletto e tutta la sua speranza, la divina bontà gli donava maravigliose consolazioni e revelazioni, e spezialmente nelle solennità di Cristo, onde appressandosi una volta la solennità della Natività di Cristo, nella quale di certo egli aspettava consolazione da Dio della dolce umanità di Gesù, lo Spirito santo gli mise nell'animo suo così grande ed eccessivo amore e fervore della carità di Cristo, per la quale egli s'era aumiliato a prendere la nostra umanità, che veramente gli parea che l'anima gli fusse tratta del corpo e ch'ella ardesse come una fornace. Lo quale ardore non potendo sofferire, s'angosciava e struggevasi tutto quanto e gridava ad alta voce, imperò che per lo impeto dello Spirito santo e per lo troppo fervore dello amore non si potea contenere del gridare. E in quell'ora che quello smisurato fervore, gli venia con esso sì forte e certa la speranza della sua salute, che punto del mondo non credea che, se allora fusse morto dovesse passare per lo purgatorio. E questo amore gli durò bene da sei mesi, benché quello eccessivo fervore non avesse così di continovo, ma gli venia a certe ore del dì.
E in questo tempo poi ricevette maravigliose visitazioni e consolazioni da Dio; e più volte fu ratto, siccome vide quel frate il quale da prima iscrisse queste cose. Tra le quali, una notte fu sì elevato e ratto in Dio, che vide in lui creatore tutte le cose create e celestiali e terrene e tutte le loro perfezioni e gradi e ordini distinti. E allora conobbe chiaramente come ogni cosa creata si presentava al suo Creatore, e come Iddio è sopra e dentro e di fuori e dallato a tutte le cose create. Appresso conobbe uno Iddio in tre persone e tre persone in un Iddio, e la infinita carità la quale fece il Figliuolo di Dio incarnare per obbidienza del Padre. E finalmente conobbe in quella visione siccome nessuna altra via era, per la quale l'anima possa andare a Dio e avere vita eterna, se non per Cristo benedetto, il quale è via e verità e vita dell'anima.
A laude di Gesù Cristo e del poverello Francesco. Amen.



 
 



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